DOCUMENTO N. 1
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 231/2001
Il Modello è stato approvato in prima versione dagli Amministratori con delibera del 10/03/2026
REVISIONE – 01
OGGETTO – Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.lgs. 231/2001
APPROVAZIONE – AMMINISTRATORI
DATA – 01/04/2026
- DEFINIZIONI
- DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
- STRUMENTI DI GOVERNANCE E ATTIVITÀ DI CAST STRUTTURE
- IL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DEL MODELLO 231 DI CAST STRUTTURE
- LA STRUTTURA DEL MODELLO 231 ADOTTATO DA CAST STRUTTURE
- L’ORGANISMO DI VIGILANZA
- SISTEMA DISCIPLINARE E SANZIONATORIO
- LA COMUNICAZIONE E LA FORMAZIONE
- ADOZIONE E CRITERI DI AGGIORNAMENTO E ADEGUAMENTO DEL MODELLO 231
DEFINIZIONI
- Attività sensibile: sono le attività/processi di CAST STRUTTURE S.R.L. nel cui ambito sussiste il rischio potenziale di commissione dei reati previsti dal Decreto.
- Attività strumentali: sono le attività/processi di CAST STRUTTURE S.R.L. che risultano potenzialmente strumentali alla commissione dei reati previsti dal Decreto.
- Codice Etico e di Condotta: contiene i principi etici ispiratori di CAST STRUTTURE S.R.L., la formalizzazione del complesso di regole di valore etico che da questi discendono, la dichiarazione dell’insieme dei diritti, dei doveri e delle responsabilità che ne derivano cui devono attenersi CAST STRUTTURE S.R.L., i suoi dipendenti e collaboratori e tutti i soggetti che a qualunque titolo agiscono e/o interagiscono con essa.
- Codice Disciplinare: contiene le sanzioni applicabili ai dipendenti ed ai collaboratori di CAST STRUTTURE S.R.L. in caso di violazione del Codice Etico e di Condotta, dei protocolli, nonché delle regole del Modello ex D.lgs. 231/2001.
- Consulenti: soggetti che, in ragione delle competenze professionali, prestano la propria opera intellettuale in favore o per conto di CAST STRUTTURE S.R.L. sulla base di un mandato o di altro rapporto di collaborazione professionale.
- D.lgs. 231/2001 o Decreto: Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e successive modificazioni o integrazioni “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”.
- Destinatari: soggetti a cui si applica il Modello ed il Codice Etico e di Condotta.
- Dipendenti: soggetti aventi con CAST STRUTTURE S.R.L. un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato.
- Ente o Società: CAST STRUTTURE S.R.L..
- Linee Guida Confindustria: documento-guida di Confindustria (aggiornato a giugno 2021) per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo di cui al Decreto.
- Modello o MOG: Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.lgs. 231/2001.
- Organismo di Vigilanza o OdV: Organismo previsto dall’art. 6 del Decreto, preposto alla verifica sul funzionamento e sull’osservanza del Modello.
- P.A.: Pubblica Amministrazione, ossia tutti quei soggetti, di diritto pubblico e privato, che svolgono una “funzione pubblica” o un “pubblico servizio”. Per funzione pubblica si intende l’esercizio delle attività, disciplinate da norme di diritto pubblico, attinenti alla funzione legislativa, amministrativa e giudiziaria. La funzione pubblica è caratterizzata dall’esercizio del potere autoritativo e del potere certificativo. Per pubblico servizio si intende, invece, l’esercizio delle attività di produzione di beni e servizi di interesse generale e assoggettate alla vigilanza di un’Autorità Pubblica o l’esercizio delle attività volte a garantire i diritti fondamentali della persona, quali quello alla vita, alla salute, alla libertà, alla previdenza e assistenza sociale, all’istruzione, alla libertà di comunicazione, ecc.. Il pubblico servizio è un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri autoritativi e certificativi.
- Partner o Collaboratori esterni: le controparti contrattuali di CAST STRUTTURE S.R.L., persone fisiche o giuridiche, con cui la stessa addivenga ad una qualunque forma di collaborazione contrattualmente regolata.
- Reati o reati-presupposto: sono le fattispecie di reato alle quali si applica la disciplina prevista dal D.lgs. 231/2001, anche a seguito di sue successive modifiche o integrazioni.
- Soggetti apicali: persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della Società o di una sua unità dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché persone che esercitano, anche di fatto, la gestione o il controllo di CAST STRUTTURE S.R.L..
- Soggetti subordinati: persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza dei soggetti di cui al punto precedente.
DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, in attuazione dell’art. 11 della Legge Delega 29 settembre 2000, n. 300, ha introdotto nel nostro ordinamento la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, adeguando la normativa interna, in materia di responsabilità delle persone giuridiche, alle Convenzioni internazionali sottoscritte da tempo dall’Italia, in particolare la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari della Comunità Europea, la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione di funzionari pubblici sia della Comunità Europea che degli Stati membri e la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche ed internazionali.
Con tale Decreto è stato previsto, a carico delle persone giuridiche, un regime di responsabilità amministrativa che va ad aggiungersi alla responsabilità della persona fisica che materialmente ha commesso i fatti illeciti espressamente indicati nel D.lgs. 231/2001, al fine sostanziale di coinvolgere nella punizione degli stessi la Società nel cui interesse o vantaggio siano stati compiuti detti reati.
Il Decreto ha inteso, pertanto, costruire un Modello di responsabilità delle aziende conforme a principi garantistici in funzione preventiva: attraverso la previsione di una responsabilità da fatto illecito direttamente in capo alla società, si vuole sollecitare quest’ultima ad organizzarsi in modo da adottare adeguate misure atte a prevenire fenomeni delittuosi.
Il Decreto prevede, in tutti i casi, l’applicazione di una sanzione pecuniaria in misura variabile a seconda delle gravità del reato e della capacità patrimoniale della Società, onde garantirne la reale portata afflittiva.
Per le ipotesi più gravi sono previste anche misure interdittive, quali la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, l’interdizione dall’esercizio dell’attività, l’esclusione o revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi.
La responsabilità prevista dal Decreto si configura anche in relazione a reati commessi all’estero, purché per gli stessi non proceda lo Stato nel cui luogo è stato commesso il reato.
La Società è responsabile per i reati commessi:
- Da persone fisiche che rivestono posizioni c.d. apicali: persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione della Società o di altra unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale;
- Da persone che ne esercitino, di fatto, la gestione ed il controllo;
- Da persone fisiche sottoposte alla direzione o vigilanza da parte di uno dei soggetti sopraindicati.
Tale responsabilità sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile, ovvero quando il reato si estingue per causa diversa dall’amnistia.
La responsabilità amministrativa della persona giuridica postula, innanzitutto, un presupposto oggettivo, consistente nella circostanza che il reato sia commesso nell’“interesse” o “a vantaggio” della Società.
La Relazione governativa al Decreto illustra il significato dei due termini che indicano le diverse modalità di imputazione:
- L’interesse è da valutarsi ex ante e risulta idoneo a coprire tutte le condotte che hanno quale obiettivo quello di far ottenere alla Società un profitto (ancorché non ottenuto nei fatti), non necessariamente economico;
- Il vantaggio è, invece, da considerare ex post e rende imputabili alla Società tutti quegli illeciti che, sebbene determinati da motivazioni personali dell’autore, ridondano comunque a beneficio della Società stesso.
Ne consegue che la Società non risponde se il reato è stato commesso nell’interesse esclusivo delle persone fisiche agenti o di soggetti terzi. In tal caso, anche se l’illecito ha oggettivamente prodotto un vantaggio per la persona giuridica, questa è esonerata da ogni imputazione.
Gli articoli 6 e 7 del D.lgs. n. 231 del 2001, prevedono forme specifiche e differenti di esonero dalla responsabilità amministrativa della Società per i reati commessi nell’interesse o a vantaggio dello stesso da Soggetti Apicali o da Soggetti Sottoposti.
Nel caso di reati commessi da Soggetti Apicali, come statuito dall’articolo 6 del Decreto, è previsto l’esonero dalla responsabilità qualora la Società stesso dimostri che:
- L’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto illecito, modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti penali considerati;
- Ha affidato ad un suo organismo, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello in questione, nonché di curarne l’aggiornamento;
- Le persone che hanno commesso il reato hanno agito eludendo fraudolentemente il Modello;
- Non vi è stato omesso o insufficiente controllo da parte dell’organismo di vigilanza.
Nel caso di reati commessi da Soggetti Sottoposti, la Società è responsabile nelle ipotesi in cui la commissione del reato sia stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o di vigilanza. In tale circostanza la prova della responsabilità della Società grava sulla pubblica accusa.
Detta inosservanza è, in ogni caso, esclusa qualora la Società, prima della commissione del reato, abbia adottato ed efficacemente attuato modelli idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi, secondo una valutazione che deve necessariamente essere a priori.
L’art. 9 del D.lgs. 231/2001 prevede le seguenti sanzioni amministrative a fronte del compimento degli illeciti di cui al Decreto medesimo:
- Sanzioni pecuniarie
Le sanzioni pecuniarie sono decise dal giudice attraverso un sistema basato su “quote”, in numero non inferiore a 100 e non superiore a 1.000, e di importo variabile fra un minimo di euro 258,00 ed un massimo di Euro 1.549,00.
- Sanzioni interdittive
Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l’illecito, e si applicano in relazione ai soli reati per i quali sono espressamente previste e se ricorre almeno una delle condizioni previste dall’art. 13 D.lgs. 231/2001.
Le principali sanzioni interdittive, che possono essere comminate, anche in via cautelare, concernono:
- L’interdizione dall’esercizio delle attività;
- La sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
- Il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
- L’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, nonché la revoca di quelli eventualmente già concessi;
- Il divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Non si applicano le sanzioni interdittive e si applicano solo quelle pecuniarie quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado concorrono le condizioni di cui all’articolo 17 del D.lgs. 231/2001
- Confisca
È sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo (denaro od altre utilità economica data o promessa per indurre o determinare un altro soggetto a commettere il reato) o del profitto del reato (utilità economica immediata ricavata), salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato e fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.
- Pubblicazione della sentenza
La pubblicazione della sentenza di condanna in uno o più giornali, per estratto o per intero, può essere disposta dal Giudice, unitamente all’affissione nel comune dove la Società ha la sede principale, quando è applicata una sanzione interdittiva. La pubblicazione è eseguita a cura della Cancelleria del Giudice competente e a spese della Società.
Nelle ipotesi di commissione nelle forme del tentativo dei reati-presupposto del Decreto, le sanzioni pecuniarie (in termini di importo) e le sanzioni interdittive (in termini di tempo) sono ridotte da un terzo alla metà, mentre è esclusa l’irrogazione di sanzioni nei casi in cui la Società impedisca volontariamente il compimento dell’azione o la realizzazione dell’evento.
- Commissariamento della società
Il Decreto contempla l’ipotesi in cui la sanzione interdittiva sia applicata nei confronti di un Ente che svolge un pubblico servizio ovvero un servizio di pubblica necessità.
L’art. 15 del D.lgs. 231/2001 dispone che, ove sussistano i presupposti per l’applicazione di una sanzione interdittiva dalla quale deriva l’interruzione dell’attività, il giudice può disporre – in luogo dell’applicazione della sanzione – la prosecuzione dell’attività della Società da parte di un commissario per un periodo corrispondente alla durata della misura irrogabile.
STRUMENTI DI GOVERNANCE E ATTIVITÀ DI CAST STRUTTURE
Dal 2004 CAST STRUTTUREsi occupa della progettazione e costruzione di vani metallici per ascensori, montacarichi e piattaforme elevatrici, realizzando strutture metalliche moderne ed efficienti, con componenti di alta qualità, facili da installare e costruite con cura artigianale, avvalendosi di moderne macchine a controllo numerico.
Sono previsti da Statuto, quali organi di governance, l’Assemblea dei Soci, l’Amministratore Unico o più amministratori con potere di amministrare disgiuntamente o congiuntamente con le modalità di cui agli artt. 2257 e 2258 cod. civ. (art. 20 Statuto). Detta ultima soluzione è quella attualmente adottata dalla Società.
L’organo amministrativo è composto da quattro amministratori.
Agli amministratori Bracco Riccardo e Rossi Luca competono tutti i più ampi poteri di rappresentanza ed amministrazione in via disgiunta tra loro per quelli di natura ordinaria e in via congiunta tra loro per quelli di natura straordinaria; la nomina a datore di lavoro compete a Rossi Luca.
Agli amministratori Sambataro Daniela e Battaglia Giorgia, ai sensi dell’art. 20 comma 4 dello statuto sociale, competono soltanto i poteri di compiere le seguenti operazioni:
- di organizzazione e gestione dei rapporti commerciali con clienti e fornitori;
- di organizzazione e gestione dei pagamenti dei debiti commerciali e finanziari;
- di organizzazione e gestione dell’incasso dei crediti commerciali e finanziari;
- di prelevamento e versamento di denaro da e sui conti correnti bancari intrattenuti dalla Società.

Il Bilancio di esercizio della Società si chiude al 31 dicembre di ogni anno con termine di approvazione del bilancio di 120 giorni.
Dal 2017 la Società ha adottato un Sistema di gestione della sicurezza sul lavoro (SGSL); con decreto del Prefetto di Torino del 31.01.2025 è iscritta nell’elenco della Provincia di Torino dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa per i settori di attività di fornitura di Ferro Lavorato (White List).
Da giugno 2024 è certificata ISO 9001:2015.
IL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DEL MODELLO 231 DI CAST STRUTTURE
CAST STRUTTURE S.R.L., al fine di assicurare condizioni di correttezza e trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, ha ritenuto opportuno adottare un modello di organizzazione e di gestione in linea con le prescrizioni del Decreto (di seguito “Modello”).
La Società ritiene che l’adozione di tale Modello, unitamente all’emanazione del Codice Etico e di Condotta, costituiscano, al di là delle prescrizioni di legge, un ulteriore valido strumento di sensibilizzazione dei propri dipendenti e di tutti gli altri soggetti allo stesso cointeressati (Fornitori, Partner, Investitori, ecc.).
Tutto ciò, affinché i suddetti soggetti seguano, nell’espletamento delle proprie attività, comportamenti corretti e trasparenti in linea con i valori etico-sociali cui si ispira CAST STRUTTURE S.R.L. nel perseguimento del proprio oggetto sociale, e tali, comunque, da prevenire il rischio di commissione dei reati contemplati dal Decreto.
A detti fini, CAST STRUTTURE S.R.L. ha predisposto il Modello sulla base di quanto previsto dal Decreto e dalle Linee Guida formulate da Confindustria, aggiornate a giugno 2021.
In primo luogo, il Decreto indica tra i requisiti del Modello l’individuazione dei processi e delle attività nel cui ambito possono essere commessi i reati espressamente richiamati dal Decreto (processi cosiddetti sensibili).
Propedeutica all’individuazione delle attività sensibili è stata l’analisi della struttura societaria ed organizzativa dell’Ente, svolta al fine di meglio comprendere l’attività dello stesso e di identificare gli ambiti aziendali oggetto dell’intervento.
La raccolta della documentazione rilevante e l’analisi della stessa da un punto di vista sia tecnico organizzativo, che legale con le figure di riferimento della Società ha permesso di confrontare le attività aziendali con tutte le possibilità di reato previste dal Decreto e, di conseguenza, individuare i processi/attività sensibili.
Al termine di quest’attività è stata definita una Mappatura dei rischi dei processi/attività sensibili verso cui indirizzare l’attività di analisi.
Successivamente sono stati analizzati e formalizzati, per ogni processo/attività sensibile individuato nelle precedenti fasi, le modalità di svolgimento, le funzioni e i ruoli/responsabilità dei soggetti interni ed esterni coinvolti, gli elementi di controllo esistenti, al fine di verificare in quali aree/settori di attività e secondo quali modalità si potessero astrattamente realizzare le fattispecie di reato di cui al Decreto.
L’analisi è stata incentrata anche sulla rilevazione delle attività e procedure di controllo esistente con particolare riferimento a:
- tracciabilità e verificabilità ex post delle transazioni tramite adeguati supporti documentali/informativi;
- individuazione dei compiti;
- esistenza di deleghe formalizzate coerenti con le responsabilità organizzative assegnate;
- attività di monitoraggio, al fine di consentire l’aggiornamento periodico/tempestivo delle deleghe e del sistema di controllo.
Al termine dell’attività sopra descritta è stato definito il Modello ai sensi del D.lgs. 231/2001, articolato in tutte le sue componenti secondo le disposizioni del Decreto e le indicazioni contenute nei codici di comportamento predisposti da Confindustria.
CAST STRUTTURE S.R.L. ha adottato il proprio Modello con deliberazione degli Amministratori del 24/02/2026.
LA STRUTTURA DEL MODELLO 231 ADOTTATO DA CAST STRUTTURE
5.1 I principi generali del Modello 231
L’obiettivo del Modello 231 della Società è di configurare, adottare, verificare, mantenere aggiornato e migliorare un sistema di gestione strutturato ed organico di strumenti e di attività di controllo volto a prevenire, per quanto possibile, situazioni, eventi e condotte che possono determinare una colpa organizzativa della Società per i reati contemplati dal D.lgs. 231/2001.
Di seguito sono illustrati i principi generali cui si ispira il Modello 231 della Società, al fine di inquadrare al meglio gli obiettivi da perseguire, il perimetro applicativo, l’ampiezza dei controlli e ogni altra sua componente essenziale.
Concetto di idoneità del Modello
Affinché il Modello 231 risulti adottato in modo idoneo, esso si focalizza:
- sui risultati derivanti da un’analisi dei rischi che sia effettivamente in grado di individuare le attività e i processi operativi della Società nell’ambito dei quali potrebbe verificarsi la commissione degli illeciti rilevanti ai fini della responsabilità introdotta dal D.lgs. n.231/2001 (documenti nn. 3, 4 e 5 del Modello 231);
- sulla definizione dei meccanismi preventivi relativi sia alla modalità di svolgimento delle attività, sia al controllo da garantire attraverso l’istituzione dell’OdV (documenti nn. 7 e 9);
- sull’indicazione di obblighi informativi da e verso l’OdV (documento n. 8);
- sull’elaborazione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto dei presidi di prevenzione e delle misure organizzative stabilite (documento n. 6).
Requisito dell’efficacia dell’attuazione del Modello
Il Modello 231 intende soddisfare questo principio tramite: le verifiche periodiche del Modello, laddove siano scoperte significative violazioni delle procedure e dei protocolli stabiliti, ovvero quando intervengono mutamenti nella struttura organizzativa e nell’attività operativa; l’efficacia del sistema disciplinare nel sanzionare il mancato rispetto delle misure organizzative indicate all’interno del Modello 231 (documento n. 6); le attività di verifica del concreto funzionamento delle contromisure previste dal Modello 231 (documento n. 9).
Adeguatezza
Il Modello 231 adottato è adeguato rispetto:
- ai reati previsti dalla normativa, ai controlli previsti dal Modello e dalle procedure cui lo stesso rinvia;
- alla specifica realtà organizzative e operativa della Società;
- al coordinamento ed all’integrazione con gli altri sistemi di gestione e controllo aziendale esistenti;
- al rinvio all’impianto documentale esistente.
Efficienza e flessibilità
Il Modello 231 realizzato risponde al principio di efficienza inteso come una congruenza fra le caratteristiche della Società e la complessità del Modello stesso, ovvero la sua sostenibilità in termini economici, finanziari e organizzativi.
La Società è in costante divenire e per tale motivo il Modello adottato risponde anche al principio della flessibilità in modo da adattarsi con il minor impatto possibile alle diverse esigenze che possono sorgere.
Attuabilità e condivisione
Il Modello 231 è stato redatto in modo che la sua attuazione sia realizzabile in tutte le sue fasi ed in tutti i suoi aspetti, e per tale motivo esso è stato costruito in modo condiviso dai diversi destinatari.
Dinamicità e validità temporale
Come tutti i sistemi di controllo interno e gli ordinari strumenti di risk management, anche per il Modello 231 adottato è prevista una attività di verifica e aggiornamento continui.
Unità
Il Modello 231 è stato sviluppato in relazione a tutte le aree dell’azienda, così come la sua diffusione è garantita a tutti coloro che lavorano per e con la Società.
Comprensibilità
Il Modello 231 è stato realizzato non per essere una teorica esposizione di procedure tecnico-giuridiche da esibire come prova di tutela nell’ipotesi che si sia verificato un reato, ma in modo comprensibile al fine di fornire una visione trasparente delle problematiche rilevate nell’attività della Società e di come esse sono state affrontate.
I documenti del Modello sono stati espressi in modo chiaro e redatti con un linguaggio idoneo ad essere compreso da coloro che poi gli dovranno applicare e/o verificare, con ricorso anche a rappresentazioni grafiche oppure tabellari.
Prudenza
Il principio di prudenza è adottato attraverso l’utilizzo, nella Mappatura dei rischi di commissione di reati (documenti nn. 3 e 4), di metodi idonei a rilevare i rischi senza sottovalutarne l’effettiva portata.
Coerenza
Il Modello 231 mostra coerenza tra i documenti dello stesso, i comportamenti di coloro che operano nella Società e i presidi organizzativi di controllo individuati (documento n. 4).
Comparabilità e verificabilità
Nel Modello 231 tutte le informazioni e i dati in esso contenuti sono comparabili e verificabili nel tempo.
Effettività dell’attività di vigilanza
Il requisito dell’effettività dell’attività di vigilanza esercitata dall’OdV è presente nell’insieme di regole che l’OdV deve rispettare e adottare per dimostrare concretamente la vigilanza (documento n. 7).
Neutralità e imparzialità
La predisposizione del Modello 231 è stata fatta da un gruppo di lavoro con un adeguato grado di indipendenza, affinché potesse rilevare in autonomia le possibili aree di rischio nelle quali intervenire.
Prevalenza della sostanza sulla forma
L’obiettivo posto nella realizzazione del Modello 231 è stato quello di verificare in primo luogo gli aspetti sostanziali del Modello, lasciando ai requisiti formali una funzione probatoria dell’efficacia del Modello stesso.
5.2 La struttura del Modello 231
Il Modello adottato dalla Società si compone dei seguenti documenti:
- La Descrizione del Modello 231, che costituisce la parte generale contenente la descrizione del Decreto, le modalità, gli obiettivi e la struttura del Modello, i riferimenti alla formazione, all’informazione ed all’aggiornamento del Modello.
- Il Quadro riassuntivo del Modello 231, che rappresenta il suo funzionamento, le correlazioni tra le sue parti e con altri documenti aziendali (riferimenti alla governance, procedure, ecc.).
- La Mappatura dei rischi di commissione dei reati, che contiene l’elencazione delle fattispecie di reato previsti dal D.lgs. n. 231/01, la loro descrizione, le funzioni coinvolte e le attività aziendali a rischio, i documenti di riferimento e gli strumenti organizzativi utilizzati per evitare la commissione dei reati, la probabilità che si verifiche e l’impatto dell’evento criminoso, la valutazione dei rischi di commissione dei reato, le raccomandazioni per il miglioramento del controllo dei rischi e le attività di monitoraggio adottate dall’OdV.
- La Matrice di correlazione tra figure apicali e rischi di reato, che individua per ogni figura apicale i rischi di commissione di reato ex D.lgs. 231/2001.
- Il Protocollo per l’elaborazione della Mappatura dei rischi di commissione dei reati.
- Il Sistema disciplinare e sanzionatorio.
- Il Regolamento dell’OdV.
- Il Protocollo dei flussi informativi all’OdV.
- Il Protocollo delle attività di vigilanza dell’OdV.
- L’Action Plan.
- Norme di comportamento per fornitori e professionisti.
- Protocollo per la determinazione della dichiarazione fiscale.
- Protocollo per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione.
- Presidi di controllo del rischio di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera.
- Piano formativo e informativo sul Modello 231.
- Protocollo per la prevenzione delle dichiarazioni fraudolente;
L’ORGANISMO DI VIGILANZA
In base alle previsioni del D.lgs. 231/2001, art. 6, comma 1, lett. a) e b), la Società può essere esonerata dalla responsabilità conseguente alla commissione di reati da parte dei soggetti qualificati ex art. 5 del Decreto, se l’organo dirigente ha, fra l’altro, affidato il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello e di valutarne l’aggiornamento ad un organismo della Società dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, denominato Organismo di Vigilanza (OdV).
Ruoli, responsabilità e attività dell’OdV sono definite da un apposito Regolamento (documento n. 7).
SISTEMA DISCIPLINARE E SANZIONATORIO
L’art. 6, comma 2, lett. e) e l’art. 7, comma 4, lett. b) del D.lgs. 231/2001 indicano, quale condizione per un’efficace attuazione del Modello, l’introduzione di un sistema idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello stesso.
La Società si è dotata a tal fine di un apposito Sistema disciplinare e sanzionatorio (documento n. 6).
LA COMUNICAZIONE E LA FORMAZIONE
La Società, al fine di dare efficace attuazione al Modello 231, assicura una corretta divulgazione dei contenuti e dei principi dello stesso, all’interno ed all’esterno della propria organizzazione.
In particolare, obiettivo della Società è estendere la comunicazione dei principi del Modello ai soggetti che operano – anche occasionalmente – per il conseguimento degli obiettivi della Società in forza di rapporti contrattuali.
La comunicazione e la formazione sui principi e contenuti del Modello sono garantiti dalla Società che identifica, di concerto con l’OdV, la migliore modalità di effettuazione di tali servizi. Peraltro, ogni destinatario è tenuto ad acquisire consapevolezza dei contenuti del Modello messi a sua disposizione e conoscere le modalità operative con le quali deve essere realizzata la propria attività. Ad essi è garantita la possibilità di consultare presso la Società la documentazione costituente il Modello, gli strumenti e le procedure aziendali ad esso riferibili. La Società adotta idonei strumenti di comunicazione per aggiornare i destinatari circa le eventuali modifiche del Modello, nonché ogni rilevante cambiamento procedurale, normativo o organizzativo.
Inoltre, al fine di agevolare la comprensione del Modello 231, i dipendenti, con modalità diversificate secondo il loro grado di coinvolgimento nelle attività individuate come sensibili ai sensi del D.lgs. 231/2001, sono tenuti a partecipare alle specifiche attività formative che saranno promosse. La formazione e l’informazione interna sono pianificate tramite un apposito programma triennale (documento n. 15).
ADOZIONE E CRITERI DI AGGIORNAMENTO E ADEGUAMENTO DEL MODELLO 231
Gli Amministratori deliberano in merito all’aggiornamento del Modello, anche su segnalazione dell’OdV, e del suo adeguamento in funzione di modifiche e/o integrazioni che si dovessero rendere necessarie per:
- modificazioni dell’assetto interno della Società e/o delle modalità di svolgimento delle attività d’impresa;
- cambiamenti delle aree di business;
- modifiche normative;
- risultanze dei controlli;
- significative violazioni delle prescrizioni del Modello.
Il Modello 231 sarà, in ogni caso, sottoposto a procedimento di revisione periodica con cadenza triennale.